Partito di Alternativa Comunista

Vaccini: una fotografia del capitalismo

Vaccini: una fotografia del capitalismo

 

 

 

di Giacomo Biancofiore

 

 

Da quel 2 dicembre del 2020 in cui il ministro della salute Roberto Speranza ha presentato le linee guida del Piano strategico per la vaccinazione anti-Sars-CoV-2/Covid-19 le stime sulle dosi in arrivo hanno subito ripetute e profonde variazioni. Tant’è che se la situazione non fosse così drammatica, potremmo tranquillizzare il ministro nomen omen con quella nota battuta piena di «speranza»: se il piano A non funziona, l’alfabeto ha altre 25 lettere.

 

Il piano A: da stima a semplice «speranza»

Con annesso suggestivo (e ancora una volta pieno di «speranza») slogan «l’Italia rinasce con un fiore», il Senato e la Camera hanno approvato il documento elaborato dal ministero della salute, dal commissario straordinario per l’emergenza, dall’Istituto superiore di sanità, da Agenas e Aifa contenente, tra l’altro, i seguenti punti del piano vaccinale: vaccinazione gratuita e garantita a tutti; oltre 215 milioni di dosi disponibili in base agli accordi stipulati e dopo autorizzazione dell'Ema e dell'Aifa (stima aggiornata al 30 dicembre 2020); identificazione delle categorie da vaccinare con priorità nella fase iniziale a limitata disponibilità dei vaccini: operatori sanitari e sociosanitari, residenti e personale delle Rsa per anziani; sistema informativo per gestire in modo efficace, integrato, sicuro e trasparente la campagna di vaccinazione; farmacosorveglianza e sorveglianza immunologica per assicurare il massimo livello di sicurezza nel corso di tutta la campagna di vaccinazione e la risposta immunitaria al vaccino.
Tuttavia, si sono sciolte come neve al sole sin da subito le già ridimensionate stime di 215 milioni di dosi e, di conseguenza, i 28 milioni di vaccini previsti e sbandierati in pompa magna per il primo trimestre di quest’anno si sono miseramente dimezzati.
Il valore puramente aleatorio delle stime e di conseguenza dell’intero piano è confermato dalle parole del commissario per l'emergenza Domenico Arcuri intervenuto dopo l’ennesimo taglio nelle consegne di vaccino: «il nostro stupore, la nostra preoccupazione e il nostro sconforto aumentano, ormai quasi ogni giorno le previsioni subiscono una rettifica». Uno sfogo singolare se si pensa all’entusiasmo di qualche settimana prima, quando lo stesso commissario annunciava che l’Italia era il Paese europeo ad aver somministrato più vaccini.
Archiviato il piano A, vediamo come mai si è via via passati ad estrarre dal cilindro della «speranza» le altre lettere per formulare i piani di riserva.
Le prime docce fredde per ministero, commissario, Iss e agenzie sono arrivate dalla società farmaceutica AstraZeneca che già qualche giorno dopo il lancio del piano vaccinale annunciava un taglio del 50% delle dosi previste.
La seconda sforbiciata, ancora più corposa, è venuta sempre da AstraZeneca che ha ridotto ulteriormente il numero di dosi disponibili indicando in 1,1 milioni di dosi a febbraio e 2,3 a marzo le forniture possibili o meglio probabili! Risultato: da 16 milioni stimati a 3,4.
Quindi è stata la volta di Pfizer BioNTech che dopo un primo annuncio di tagli del 29% ne ha comunicato uno ulteriore del 20%.
E infine è arrivato il taglio anche da Moderna, la meno considerata delle tre visto il valore già esiguo delle forniture rispetto alle altre: «Moderna ci ha appena informato – annuncia mestamente il commissario Arcuri – che per la settimana del 9 febbraio delle previste 166mila dosi ne consegnerà 132mila, il 20% in meno».

 

La minaccia italiana ... e quella vera

Il commissario nonché amministratore di Invitalia non si è limitato ad esternare tutto il suo sconforto, bensì, dopo aver annunciato con tono minaccioso che sosterrà le ragioni dell’Italia in ogni sede legale, ha tirato fuori, sempre dallo stesso cilindro della «speranza», un investimento di 81 milioni nello sviluppo di un vaccino italiano, con l’ingresso dello Stato nel capitale della Reithera.
«Obiettivo strategico è dotare il nostro Paese di una rete di sperimentazione e di produzione autoctona di vaccini e farmaci», questo il proclama di Arcuri che, evidentemente, preso dalla rabbia ha dimenticato che il settore della ricerca in Italia è stato abbandonato da anni e potrebbe consumare tutte le restanti lettere dell’alfabeto a sua disposizione puntando sulla «miracolosa» resurrezione della scienza autoctona.
Al di là delle stime evidentemente affidate alla sola «speranza» e delle minacce surreali è il direttore generale della prevenzione Gianni Rezza a fare «chiarezza» quando spiega che il piano strategico vaccinale «non deve essere considerato in modo troppo rigido» mostrando così la minaccia vera: il drammatico fallimento della campagna vaccinale.
E il fallimento non riguarda solo l’Italia tant’è che finanche il direttore generale dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato: «il mondo è sull’orlo di un catastrofico fallimento morale».
La necessaria operazione di vaccinazione internazionale senza precedenti nella storia dell'umanità, che comporta benefici non solo, per effetto diretto, sui soggetti vaccinati, ma anche in modo indiretto sulla comunità, poiché induce protezione ai soggetti non vaccinati (cosiddetta herd immunity - immunità di gregge) rischia di diventare una chimera.
Per la verità i ritardi e i tagli che hanno fatto saltare completamente le stime delle forniture dei vaccini sono solo un ulteriore disastro che si sta abbattendo sulla salute delle masse una cui parte significativa non ne avrebbe avuto comunque accesso.
Solo alcuni Paesi, infatti, effettueranno campagne di vaccinazione seppure parziale, mentre altri, i più poveri, verranno completamente esclusi: in 67 Paesi poveri si potrà vaccinare solo 1 persona su 10 contro il Covid-19 sebbene in solo 5 di questi – Kenya, Myanmar, Nigeria, Pakistan e Ucraina – siano stati registrati quasi 1,5 milioni di contagi (fonte Oxfam).

 

La salute e le leggi del mercato

Un anno di pandemia e prima ancora l’emergenza climatica hanno mostrato in modo palese il dominio del capitale per cui la salute pubblica dei lavoratori e delle masse è secondaria rispetto a tutto ciò che può turbare la corsa ai profitti.
L’emergenza sanitaria e quella climatica hanno mostrato la scelleratezza e la disumanità del capitalismo anche a chi per molti anni ha avuto la percezione di essere al riparo da quello che avveniva alle popolazioni più vulnerabili dei Paesi poveri.
L’inquinamento devastante di aria, terra e acqua, la distruzione di enormi ettari di foreste, la trasformazione di intere aree in discariche, lo sfruttamento selvaggio di manodopera e risorse a basso costo per citarne solo alcune sono state troppo spesso considerate il prezzo della crescita dei Paesi più ricchi, addebitato esclusivamente alle popolazioni della periferia del mondo capitalista.
La pandemia di Covid-19 ha mostrato bruscamente, anche a chi non aveva lenti per osservare i disastri del modello di sviluppo capitalista, che il mondo è diviso in classi, quella degli sfruttati (la maggioranza degli abitanti del pianeta) e quella degli sfruttatori.
E quest’ultima ha costruito una società a sua misura in cui il mercato stabilisce tempi, ritmi e priorità basandosi sul falso mito della libertà che in realtà vale solo per chi trae profitto da essa e si trasforma in gabbia e catene per tutti gli altri, necessari solo in funzione della produzione e del consumo di merci.
Se un manipolo di confindustriali può decidere di non chiudere le attività produttive prima in Val Seriana e poi in tutto il Paese provocando così decine di migliaia di morti, se i governi al servizio della borghesia mondiale possono instillare l’idea che la morte di più di due milioni di persone nel mondo è solo l’inevitabile prezzo da pagare per un’economia che non si può fermare, è perché viviamo nel capitalismo e nel capitalismo gli obiettivi, le priorità e le esigenze della classe dominante non sono compatibili con quelli del proletariato.
Per questo motivo e solo per questo motivo, le «leggi» del mercato e dei brevetti sono al di sopra del diritto alla vita di miliardi di persone nel mondo.
Ed è il mercato che stabilirà chi, come e quando ci si potrà vaccinare così come è sempre il mercato e i relativi accordi commerciali che stanno decretando l’impennata dei valori di borsa delle principali multinazionali farmaceutiche che hanno visto moltiplicare vertiginosamente i profitti grazie a vaccini ottenuti, peraltro, per mezzo di ingenti finanziamenti pubblici.

 

Le nostre vite valgono più dei loro profitti!

Quindi, riassumendo, «quell’operazione di vaccinazione internazionale senza precedenti nella storia dell'umanità» per coprire nel più breve tempo possibile il 70% della popolazione mondiale che l'Oms ritiene necessaria per raggiungere la cosiddetta «immunità di gregge» dipende dalla competizione tra imprese, ossia, la salute pubblica mondiale (delle popolazioni dei Paesi ricchi come di quelli poveri) è legata a doppio filo agli affari di potenti finanzieri e industriali.
La consapevolezza di questo abominio deve essere la scintilla di nuove e straordinarie lotte della classe operaia e delle masse popolari: la pandemia ha accentuato e mostrato ancora una volta, le enormi disuguaglianze sociali insite nel capitalismo; ora è più chiaro che mai che ne va delle nostre vite!
Dobbiamo pretendere i vaccini per tutti e tutte, eliminare il diritto di brevetto, espropriare e nazionalizzare sotto il controllo dei lavoratori tutte le grandi multinazionali del farmaco, avviare un piano di vaccinazione internazionale controllato e gestito dalle organizzazioni dei lavoratori, in particolare dai rappresentanti del settore della sanità pubblica: medici, infermieri e specialisti in epidemiologia.
Il sistema capitalista non concederà nulla di tutto questo, la classe operaia e le masse popolari non hanno altra strada che riprendersi il diritto alla salute e alla vita distruggendo gabbie e catene che preservano la libertà degli sfruttatori!  

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